Le schede perforate, le nonne delle moderne memorie di massa
di - Lunedì 16 Giugno 2008 alle 10:00
Le schede perforate rappresentarono, in assoluto, uno dei primi supporti di memorizzazione di massa e furono usate fino ai tardi anni ‘70, successivamente ai quali vennero introdotti i floppy disk e i nastri magnetici.
La scheda perforata era un cartoncino avente forma rettangolare, la grandezza era quella di una banconota da un dollaro, diviso in 12 righe e 80 colonne.
Ogni carattere memorizzato occupava una colonna e la registrazione veniva fatta perforando o non perforando le caselle della colonna, quindi attribuendo il valore 1 nel primo caso e il valore 0 nel secondo, in poche parole utilizzando il codice binario.
I dati registrati tramite il perforatore di schede potevano esser letti utilizzando un’apposita periferica, per l’appunto il lettore di schede, che per ogni colonna era in grado di riconoscere la sequenza di bit memorizzati in quanto la perforazione o meno della casella generasse un passaggio della luce o una zona d’ombra.
Per ovvi motivi le schede perforate sono state completamente abbandonate, basti pensare al fatto che ogni scheda poteva contenere un massimo di 80 caratteri: per esempio registrare un archivio di un’azienda di medie dimensioni richiederebbe migliaia e migliaia di schede e, oltre a questo, va messa in conto la lentezza del procedimento di registrazione e di lettura che, per altro, richiedevano l’utilizzo di due apparecchi differenti e piuttosto ingombranti.
Certamente la scheda perforata, per i tempi che furono, fu portatrice di innovazione a dimostrazione del fatto che fu usata per più di mezzo secolo fino all’avvento delle più moderne tecnologie di memorizzazione di massa come quelle già citate in precedenza.

Ho avuto la fortuna di toccarle con mano queste schede. Anche se sfortunatamente non per un uso molto consono. Le ho usate come blocknotes per le partite a carte negli negli anni 80. Infatti erano ormai inutilizzabili e un amico che lavorava in cartiera le riciclava in questo modo. Erano già vintage :)
di Cristiano - 16 Giugno 2008 - 13:33
Mia madre mi racconta di quando è entrata a lavorare all’INPS e di tutti i programmi fatti con le schede e gli elaboratori del tempo (ed è relativamente giovane).
Purtroppo non si riesce a rimediarle, sarei proprio curioso di averne una, perlomeno vederla dal vivo.
di avefabius - 16 Giugno 2008 - 19:38
Io il codice binario l’ho studiacchiato a scuola… ma di questi tipi di schede non li ho mai visti logicamente! Immagino che per i tempi erano innovative…
di Marty - 16 Giugno 2008 - 20:05
A scuola avevamo l’eclipse S140. Aveva anche il lettore di schede (noi + giovani non le abbiamo usate). Un mio ex collega mi raccontava quando aggiustava gli alberi a camme dei lettori: Colla e pressa.
I programmi scritti col caro vecchio COBOL partono dalla colonna 7 perché in quella posizione si cominciava a perforare le schede. I fori prima erano commenti, ecc.
di sandro70 - 17 Giugno 2008 - 11:00
I termini bug e debug derivano dai lettori di schede. Alcuni malfunzionamenti dipendevano dai bachi (in inglese Bug) cioè dai bozzoli degli insetti che facevano inceppare il lettore.
di sandro70 - 17 Giugno 2008 - 11:03
si puo dire che ci siamo evoluti…..nella scheda on ci stava niente e invece ora nel HD c’è di tutto.. grazie a dio la tecnologia ha fatto progressi
di refra - 20 Giugno 2008 - 12:17
io le ho viste e magari riesco a procurarmene qualcuna, ricordo che mio cugino Pino mi portava al CSATA (centro servizi e automazioni in tecnologie avanzate) dell’università di Bari e lo vedevo con pacchi altissimi di schede perforate disposte su una specie di nastro trasportatore (il lettore) grande quanto la stanza, dopodichè veniva fuori una stampa a moduli continui (stampante ad aghi enorme, lenta e rumorosa) con i lavori degli studenti. Bei ricordi… Pino se ci sei batti un colpo (ti è avanzata qualche scheda?)
di Carissimo - 23 Giugno 2008 - 23:06
Le schede perforate sono state inventate da Herman Hollerith, un ingegnere americano che era stato incaricato nel 1880 di trovare un modo per velocizzare il censimento americano.
Il padre di Hollerith aveva una fabbrica di maglieria che utilizzava macchine di tessitura con schede jacquard (delle strisce di carta perforate che permettevano di riprodurre i temi dei tessuti).
Hollerith quindi pensò di costruire una macchina che bucava, e rileggeva, delle schede in modo simile al jacquard fatte in modo tale che un buco in una determinata posizione indicava maschio, un altro l’eta’, etc.
Chi arrivava nella famosa isola di Ellis Island ‘alle porte’ di New York veniva quindi censito con questa macchina.
A quel punto per effettuare il censimento bastava far passare le schede in una macchia elettromeccanica che ‘leggeva’ i buchi ed incrementava dei contatori a lancetta (numero di maschi, numero di femmine, etc.).
La dimensione delle schede fu scelta delle stesse dimensioni delle banconote da un dollaro perchè in un locale di Hellis Island erano stati immagazzinati numerosi contenitori vuoti di banconote, cosi’ Hollerith scelse questa dimensione in modo da poterli utilizzare.
Con la macchina di Hollerith il censimento del 1890 fu completato in un anno, contro i 10 anni impiegati dai precedenti.
di aru - 24 Giugno 2008 - 09:37
Viste al lavoro al centro di calcolo della Difesa. La sequenza delle schede era talmente importante ed erano mallopponi che gli scherzi erano frequenti !
Non dimenticate i nastri perforati !
di ziomaul - 25 Giugno 2008 - 01:29
ah le schede perforate..mi ricordo che quando ero in quinta la prof me le aveva fatte studiare…che pizza…..cmq per i tempi erano un innovazione unica nel suo genere…………
di Della - 27 Giugno 2008 - 20:50
quando studiavo ragioneria, apparvero i primi centri di calcolo delle banche; erano edifici o gruppi di edifici appositamente ospitati per queste macchine. A diversi di noi chiesero se desideravamo iniziare gli studi per diventare operatori per schede perforate o anche addirittura (!) programmatori. Avevo conservato alcune di quelle schede, chissà se esistono ancora tra i miei vecchi libri. recentemente ho trovato gettato nella discarica carte alcuni grossi scatoloni di vecchie schede… pulizia cantine di uffici direi…
ma mentre qualcuno aveva iniziato il mestiere di perforatore di schede, nacque il Basic, e mentre rivedevamo colonne e colonne di LIST nacquero altri linguaggi e via via oggi leggere un listato in linguaggio macchina di un moderno programmino richiede ore, giorni, mesi ed abbiamo lasciato perdere il programmatore “faccio tutto da solo”.
E pensiamo con nostalgia a quelle schede faticosamente compilate che contenevano praticamente nulla.
di brubert - 05 Giugno 2009 - 14:42