La diffusione del nastro magnetico, è il 1980
di - Mercoledì 23 Luglio 2008 alle 10:51Successivamente all’introduzione delle schede perforate, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne conseguirono, venne introdotto il nastro perforato (in realtà già presente a livello professionale), considerato da tutti come la sua naturale evoluzione.
Ma ciò che rivoluzionò il mondo fu il nastro magnetico, un supporto di memorizzazione di massa che prese piede negli anni ‘80 (a livello consumer) con capacità di memoria più elevate (parliamo di un minimo di qualche Gigabyte fino a qualche centinaia) e un modo diverso di memorizzare i dati, ma entriamo meglio nel dettaglio.

Il nastro magnetico (o streaming tape) è formato da una lunga striscia di materiale plastico, ricoperto da uno strato ferromagnetico, la cui dimensione variava in base al suo utilizzo (pensiamo alle audiocassette, alle videocassette o alle bobine).
La sua superficie è suddivisa in nove piste longitudinali, di cui otto vengono utilizzate per la memorizzazione delle informazione e l’ultima per il bit di parità, e in un gran numero di colonne dette “frame”.
Una particolarità dei nastri magnetici fu la possibilità di “etichettarli”, quindi di catalogare le informazioni in essi contenuti attraverso speciali simboli detti label (etichette), aventi solitamente formati standard in quanto gestiti dal sistema operativo, introducendo così la possibilità di effettuare ricerche mirate in archivi che contenessero centinaia e centinaia di informazioni.
Unici veri e propri difetti sono le possibili alterazioni della magnetizzazione del nastro stesso (infatti le bobine dovevano esser conservate in ambienti adatti ad evitare il loro deterioramento) e il fatto che si può accedere alle informazioni soltanto in modo sequenziale (proprio per questo il nastro magnetico ha trovato una grande utilizzazione nell’ambito della sicurezza e dell’archiviazione delle informazioni, pensiamo alle copie di backup).
Nell’epoca moderna i nastri magnetici continuano ad essere utilizzati nonostante il progresso tecnologico ci abbia portato a supporti di memorizzazione notevolmente più avanzati, ma è proprio per la semplicità d’utilizzo che non sono stati ancora dimenticati: infatti vi sono dei veri e propri sistemi robotizzati capaci di prelevare il nastro, contenente le informazioni richieste, e collocarlo nell’apposito drive, per poi riporlo in una vera e propria libreria.

Francesco se vuoi fare lo storico ti devi documentare.
Il nastro perforato nasce ben prima della scheda perforata: venne introdotto nel mondo della telegrafia nel 1846 mentre per vedere le prime schede perforate dobbiamo aspettare il censimento usa del 1890!
I primi calcolatori usavano i nastri di carta perforata, per vedere le schede, che sono nella maggior parte dei casi enormemente più comode, abbiamo dovuto aspettare anni!
Te lo dico perché io l’evoluzione la ho vissuta…
bob
di roberto dadda - 23 Luglio 2008 - 19:53
Io mi documento, eccome.
Le mie fonti sono libri scolastici di un indirizzo per programmatori (quindi sbagliate non possono essere) oltre che il web.
Non stiamo parlando dell’invenzione del nastro perforato da un punto di vista storico, ma della sua DIFFUSIONE nella quotidianità degli ultimi trent’anni.
Per evoluzione intendo dire che il suo utilizzo, sempre rimanendo nel contesto della quotidianità, ha allargato le possibilità strumentali dell’uomo indipendentemente dalla nascita reale della tecnologia in questione.
Quindi sostenevo un concetto DINAMICO di evoluzione, non certo cronologico.
Comunque a dimostrazione di ciò che ho scritto è utile consultare i due siti riportati qui di seguito.
http://www.icpsr.umich.edu/dpm.....punch.html
http://it.wikipedia.org/wiki/N....._perforato 3
Per quanto riguarda la comodità d’utilizzo fra la scheda e il nastro perforato, non so se è più comodo archiviare informazioni attaccando una singola scheda per volta, rischiando peraltro di perderne qualcuna, oppure avere un unico supporto, un po’ come dire: meglio 100 floppy o un cd-rom?
di Francesco Ferretti - 23 Luglio 2008 - 21:26
Ma siamo sicuri che le capacità minime partivano da qualche Gigabyte ?. Non è che parliamo di Megabyte ?
di Stefano V. - 24 Luglio 2008 - 09:04
I nastri magnetici esistevano già alla fine degli anni 60. Io li usavo in Honeywell
di Mario Paoletti - 24 Luglio 2008 - 09:19
@Roberto Dadda
Non travisiamo ogni volta ciò che è scritto, non mi sembra di aver detto che il nastro è nato prima della scheda.
Quando parlo di evoluzione non intendo una evoluzione cronologica, ma della sua utilizzazione, come strumento dalle capacità di memoria maggiori rispetto alla singola scheda perforata.
Non so se siano effettivamente migliori le schede perforate rispetto ai nastri…
meglio 100 floppy o 1 cd-rom?
Certo è anche vero che il nastro perforato è più fragile, ma è ben altra cosa avere un nastro e una fila di schede attaccate una ad una…
Questi due siti magari chiariranno ciò che ho scritto nell’articolo, ricordo che si sta parlando della diffusione di queste tecnologie negli ultimi trent’anni circa, non della loro nascita.
http://it.wikipedia.org/wiki/N....._perforato
http://www.icpsr.umich.edu/dpm.....punch.html
@Stefano V.
Dipende dalla lunghezza del nastro, più è breve e minore sarà lo spazio disponibile, comunque le utilizzazioni che ne sono state fatte erano nell’ordine dei GB.
@Mario Paoletti
Il nastro magnetico è nato prima degli anni ‘60, parliamo addirittura di un decennio addietro, ma la sua effettiva diffusione la si ha negli anni ‘80.
di Francesco Ferretti - 24 Luglio 2008 - 11:49
In merito alla capacità minima dei nastri, leggo da http://en.wikipedia.org/wiki/M.....a_storage:
This translates into about 5 MB to 140 MB per standard length (2400 ft) reel of tape.
Ovviamente, si parla del formato IBM standard, in uso dagli anni 50 in poi.
Per quanto riguarda il Fantastico Mondo dei Primi Anni Ottanta, leggo su http://royal.pingdom.com/?p=27.....4:
Typical data rates for compact cassettes were 2,000 bit/s. You could store about 660 kB per side on a 90-minute tape.
Qui invece il formato specificato è quello in uso per i microcomputer tipo C64 o Spectrum.
A disposizione.
di Leonardo Scattola - 24 Luglio 2008 - 13:05
@mario qui viene descritto un formato già molto avanzato, i primi nastri potevano contenere decine di Kbit di informazione, che per allora erano tantissime!
@mario per quanto ne so io la prima unità nastro usata in modo standard è quella dello UNIVAC 1, siamo all’inizio degli anni 50!
bob
di roberto dadda - 24 Luglio 2008 - 13:24
“(parliamo di un minimo di qualche Gigabyte fino a qualche centinaia)”
…a me sembra un po’ strano, ma davvero si arrivava a qualche centinaia di Gigabyte???
dove è possibile approfondire?
@bob
da come ne parli sembra che per davvero l’hai vissuta tutta l’evoluzione… a partire dal 1846 ^___^
scherzo ;)
di me - 24 Luglio 2008 - 15:52
@Dadda
Per evoluzione intendo un’evoluzione non temporale o storica, ma l’evoluzione legata all’uso dello strumento negli ultimi trent’anni circa, quando nastro e scheda perforata erano all’apice della loro diffusione.
Nel momento in cui serviva uno strumento che potesse contenere più informazioni veniva usato il nastro perforato invece della scheda, poi finalmente giunse il nastro magnetico che risolse questo problema legato alla capacità di memorizzazione, oltre che ad altri.
Per quanto riguarda se è meglio la scheda perforata o il nastro perforato penso che dipenda da vari punti di vista…
Meglio uno strumento più duttile e resistente (la scheda perforata) o uno con capacità di memoria maggiori ma più fragile?
@Stefano
Che io sappia i nastri magnetici durante la loro più ampia diffusione (anni’80) avevano capacità nell’ordine dei giga e non inferiori…
probabilmente negli anni antecedenti, quindi verso gli anni ‘50 - ‘60 avevano capacità di memoria inferiori all’ordine dei gigabyte.
di Francesco Ferretti - 24 Luglio 2008 - 16:17
Ragazzi, che nostalgia! Mi avete fatto tornare alla mente i bei tempi. Sono andato a prendere i miei primi libri di informatica e, guarda qua sfoglia là, trovo “L’informatica a domicilio” di Mauro Langfelder, Feltrinelli, febbraio 1983. Sentite che tenerezza: “Nelle memorie di massa dei più grossi computer si potrebbe memorizzare l’anagrafe dell’intera popolazione della terra, che, nettamente superata la soglia dei quattro miliardi, si proietta verso il prevedibile traguardo dei sei per la fine del secolo. L’episodio che vorrei riprendere è dell’inizio di questi anni Ottanta. Il senato degli Stati Uniti d’America si trovò a decidere di fronte ad una proposta di accentramento a livello federale e di integrazione di tutti i dati salienti relativi al cittadino. Ebbene, il senato lo bocciò, ma non perchè la spesa fosse eccessiva o le difficoltà organizzative e i tempi tali da scoraggiarla, ma semplicemente perchè un accentramento così totale in poche centinaia di metri cubi era eccessivo, al di là della dimensione dell’uomo. Si conferisce al computer il compito di frugare in una memoria di massa in modo associativo avvicinandola ulteriormente alla memoria umana, rendendola di questa un prolungamento più omogeneo e pregiato. Questa organizzazione viva di dati è il data-base.”
di carissimo - 24 Luglio 2008 - 23:18
@Francesco Ferretti
Si,in effetti può essere come dici tu. Credo che il problema stia nel fatto che il termine “nastro magnetico” è forse troppo generalista. Si può abbinare sia alle bobine degli anni 50 che ai DAT così come le economiche cassette del Commodore 64. In fondo da una base identica sono nate tecnologie differenti.
di Stefano V. - 24 Luglio 2008 - 23:40
Nel 1980 i nastri erano in pieno declino peché sui sistemi grandi erano da tempi arrivati i dischi.
In realtà tutta questa storia è un poco bizzarra come assolutamente bizzarro è considerare il nastro di carta perforata un miglioramento rispetto alle schede.
La storia delle tecnologie, io la ho insegnata per qualche anno, è cosa complessa, bisogna studiare e fondo i fenomeni e non basta scopiazzare qualche cosa in rete.
Peccato perché gli argomenti sono interessanti.
dadda
PS si sono io “quel” dadda di PC Magazine
di Roberto Dadda - 25 Luglio 2008 - 20:18
Dimenticavo: anche sulla capacità c’è una grande confusione. I nastri per esempio del 7040 IBM, prima macchina a transistori della IBM con la stessa architettura del 704 che era a valvole, avevano capacità di 20 Mbit, e siamo all’inizio degli anni ‘60, periodo di massimo splenodore del nastro.
dadda
di Roberto Dadda - 25 Luglio 2008 - 20:22
Sì, è un sito interessante: per questo non lo appesantiamo con preziosismi che in fondo non danno valore aggiunto ad un canale che introduce al Vintage. Cerchiamo di recuperare il vero senso del sito: la classe, il valore di ciò che ha portato ad un miglioramento, non la parcellizzazione dell’informazione. Grazie
di carissimo - 25 Luglio 2008 - 22:17
Non sono convinto che negli anni sessanta ci fu l’apice del nastro magnetico.
Le musicassette del walkman? le videocassette del vhs? i nastri del betamax? le bobine delle videocamere? le librerie robotizzate più moderne? Tutti questi cosa sono se non nastri magnetici?
Qui si confonde l’essere vintage (di classe) di una tecnologia con la sua storia concreta: sono due mondi differenti a mio parere…Nell’articolo è descritto il funzionamento del nastro magnetico, il ricordo di questo lo portiamo dentro di noi per le esperienze vissute…
E pazzesco dire che il nastro magnetico negli anni ‘80 era in declino se ancora oggi si vendono cassette a nastri magnetici…cosa sono scorte avanzate degli anni ‘60? Non penso proprio…
Al posto di dire che il nastro magnetico raggiunse l’apice negli anni 60 direi invece che è proprio negli anni ‘80 che il nastro magnetico raggiunse il top, per qualità, per la memoria disponibile fino ad allora, per la sua enorme diffusione, mentre per tutto il secolo fino agli anni ‘70 il nastro magnetico ha conosciuto un percorso di sviluppo costante nel campo dell’informatica, che per altro muoveva i suoi primi passi con i primi importanti calcolatori.
E non credo che negli anni sessanta le famiglie italiane possedessero in casa una gran quantità di nastri magnetici, ed è proprio questo un parametro con cui si capisce quanto si siano effettivamente diffusi e quanto consenso abbiano riscosso.
Neanche le aziende usufruivano del nastro magnetico negli anni ‘60, i calcolatori erano ancora troppo giovani e difficilmente utilizzabili da persone comuni per una loro reale utilizzazione in campo aziendale, erano più che altro gruppi di ricerca che facevano uso di calcolatori con nastri magnetici…tra l’altro fu nel ‘66 che fu introdotto il primo disco su un calcolatore IBM.
L’unico campo dove mi sento di dire che il nastro magnetico fu utilizzato in gran quantità per tutto il secolo e segnò veramente la storia è quello della radio e della musica…
Proprio su quest’ultima cosa vi propongo questo sito internet che racconta tutta la storia dell’applicazione del nastro magnetico nel campo musicale…
http://www.soundfan.it/it/Stor.....ia.html
Dimenticavo, avrò anche 20 anni ma il nastro magnetico io me lo ricordo non perché è stato inventato negli inizi 900, ma perché registravo continuamente con il videoregistratore i cartoni alla tivù, non è diventato una pietra miliare perché gli scienziati lo hanno inventato e Dadda lo ha raccontato a lezione o a PCMagazine, ma perché la grande massa, il popolo italiano ne ha usufruito e questo è avvenuto negli anni ‘80.
di Franceso Ferretti - 25 Luglio 2008 - 22:35
Ragazzi scusate, ma dare informazioni assolutamente sbagliate e fuorvianti non è una questione di preziosismi, è una questione di sostanza.
Il 1980 come anno di diffusione dei nastri e le schede perforate sostituite dai nastri di carta perforata… due idiozie!
Contenti voi contenti tutti, io tolgo il sito dall’aggregatore e vi auguro di divertirvi tanto.
bob
di Roberto Dadda - 25 Luglio 2008 - 22:56
CI SIAMO EVOLUTI DEVO DIRE…. ANCHE SE LE VECCHIE INVENZIONI SONO UN AIUTO PER QUELLE ODIERNE…
di refra - 26 Luglio 2008 - 14:31
@Ferretti
caro [parte cancellata da un admin poiché fuori dai regolamenti]
Tu scrivi di cose di cui non sai assolutamente nulla e se qualcuno ti fa notare gli errori non è che ti vai a documentare e correggi, no, [parte cancellata da un admin poiché fuori dai regolamenti]. No, non ho inventato o i dischi, ma IO so di cosa parlo e sopratutto mi documento prima!
Chiunque leggendo il tuo pezzo capisce che tu stai parlando di mastri dati e non della tecnologia della registrazione magnetica in genere, tirare fuori i nastri musicali è segno di [parte cancellata da un admin poiché fuori dai regolamenti] perché pensare che tu veramente faccia una confusione del genere sarebbe come darti del [parte cancellata da un admin poiché fuori dai regolamenti], cosa che io mi guardo bene dal fare.
Del resto tu mi insegni che le strade tecnologiche intraprese sono state per lunghissimo tempo separate per poi riunirsi, per un brevissimo tempo e senza successo negli sfortunati DAT.
Amico mio negli anni sessanta i nastri ERANO il supporto di gran lunga più usato nella informatica gestionale, certo le piccole aziende non ce la avevano ancora, ma i centri di calcolo delle grandi aziende erano zeppi di unità nastro che ovviamente convivevano con le schede che via via venivano usate più per la introduzione dei dati che per la reale memorizzazione.
Se citi delle date controllale perché inventadotele così non vai certo lontano. Il primo sistema commerciale IBM con un disco fisso si chiamava IBM RAMAC 350, Ramac vuole dire “Random Access Method of Accounting and Control” era cioè un sistema gestionale che venne installato per la prima volta alla Crysler nel 1957. A uno storico della informatica come te non sarà sfuggito che parliamo di macchina a valcole (tre nuneri invece di quattro a quell’epoca indicavano questo, la prima macchina a transistori fu il 7040 con architettura identica al 704 a valvole)
Nel ‘61 è stato introdotto il 1301 a testine “volanti” precursore dei driver Winchester che usiamo oggi.
Nel 1966 sai quanti dichi c’erano in giro?!
[parte cancellata da un admin poiché fuori dai regolamenti]
dadda
di roberto dadda - 28 Luglio 2008 - 10:14
@Dadda
Qui nessuno è in malafede, almeno io non lo sono.
Non ho ancora capito se vieni sul blog in qualità di appassionato o in qualità di professore.
[parte cancellata da un admin poiché fuori dai regolamenti], perchè io ci tengo a far bene, e continuare a dirmi che non mi documento, che scopiazzo da internet è completamente inutile perchè non ti risponderò mai a queste provocazioni, io mi documento normalmente, come fanno tutti…
[parte cancellata da un admin poiché fuori dai regolamenti]
di Francesco Ferretti - 28 Luglio 2008 - 12:59
eh be’… se si iniziano a cacciare gli utenti in questo modo…
io continuo a seguire, ma sarebbe bello vedere un po’ di professionalità in più ;)
perdonatemi per commento OT ma lo faccio perché il sito è interessante :)
saluti
di me - 28 Luglio 2008 - 14:49
@ferretti Io ti ho fatto notare con gentilezza e documentazione che hai fatto affermazioni assolutamente sbagliate. Una persona intelligente si documenterebbe, contesterebbe nel caso eventuali miei errori ed io sarei ben pronto a prendere in considerazione le contestazioni e le discuterei: questo è il modo intelligente di stare in rete e di collaborare al fine di tirare fuori qualche cosa di utile per tutti.
[parte cancellata da un admin poiché fuori dai regolamenti]
Buon divertimento!
bob
di roberto dadda - 28 Luglio 2008 - 16:55
Intervengo poiché la discussione ha preso una piega poco simpatica. Ho cancellato alcune parti dei vostri commenti poiché vi facevano poco onore.
In questo blog, come in tutto oneBlog, sono aperte le discussioni, a patto che si portino avanti in modo civile senza offendere nessuno.
Penso che in questo caso specifico entrambi state guardando la situazione da un punto di vista diverso e continuando così non arriverete a nessuna conclusione. In particolare Roberto afferma che a livello professionale i nastri magnetici erano presenti da prima rispetto a quanto detto nel post, Francesco afferma che a livello consumer i nastri magnetici hanno avuto una gran diffusione negli anni a seguire. A chi dare torto? A nessuno dei due poiché entrambi i punti di vista sono corretti. Forse Francesco doveva specificarlo meglio nel post (correggerò subito io) e forse si poteva evitare di arrivare a questo punto
di Orazio Tassone - 28 Luglio 2008 - 18:00