Activision e i giochi di terze parti

activision

Quando David Crane fu assunto all’Atari nel 1977, la compagnia aveva appena completato il processo di maturazione, da start-up della Silicon Valley a multinazionale orientata al mercato di massa dell’intrattenimento. Nolan Bushnell, lo storico fondatore, era stato costretto a vendere alla Warner per procurarsi i fondi necessari al lancio del VCS.

Racconta Crane:

All’inizio era un posto magnifico in cui lavorare, creavamo giochi all’avanguardia e si definivano gli standard di una nuova industria. Ma la nostra creatività fu presto soffocata dalle logiche di una grande azienda che cura esclusivamente i bilanci, il nuovo CEO voluto da Warner aveva molto poco in comune con la mentalità di noi programmatori, continuava a promettere bonus e incentivi che non intascammo mai. La gratificazione in un ambiente di lavoro è fondamentale, e il mio umore era già abbastanza basso. Quando lessi che i giochi di cui avevo curato lo sviluppo e di cui ero l’unico responsabile avevano fatto incassare alla società decine di milioni di dollari mentre io lavoravo nel completo anonimato con un salario di $20,000. Qualcosa non quadrava, era evidente.

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Sharp X68000, l’home computer “made in Japan”

Sharp X6800

Spesso chiamata anche X68k, si tratta di un vero e proprio home computer made in Japan e prodotto dalla Sharp Corporation, il quale ha vissuto un’ottima carriera come sistema per videogiochi.

Il cuore di questa macchina è una CPU Motorola 68000, adottata anche negli stessi anni da Amiga e Atari ST. Ma le differenze si fermavano qui, perché come vedremo meglio, vista per intero la X68000 si presentava superiore a queste ultime, almeno nelle sue configurazioni iniziali.

Siamo nel 1987, e sul mercato fa la sua comparsa questa nuova macchina. La sua CPU, come abbiamo detto, è condivisa anche da altre macchine, ma, in questo caso, “viaggia” con qualche megahertz in più, arrivando a 10 MHz.

Il design si presenta differente da quanto era usuale per l’epoca, un doppio tower interconnesso con al centro una maniglia, e pensato per essere esposto in verticale. Inizialmente erano presenti due floppy driver da 5,25″, i quali lasciarono poi il posto a un doppio drive da 3,5″.

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Atari Video Computer System

vcs

Quando la popolarità di Pong iniziò la parabola discendente e la Fairchild introdusse il Channel-F (la prima console ad usare cartucce ROM), Atari realizzò che il mercato dei videogiochi casalinghi stava per subire degli stravolgimenti a cui si sarebbe dovuta adeguare in fretta per mantenere la sua leadership.

Era tramontata l’era delle console che erano in grado di eseguire un singolo gioco, così nel 1976, Atari avviò il progetto Stella, una nuova piattaforma per videogiochi su cartuccia.

Durante la fase di sviluppo Atari investì molte risorse ma i fondi non erano sufficienti per completare il progetto e metterlo in produzione. Nolan Bushnell, lo storico fondatore dell’Atari, alla disperata ricerca di capitali, decise di vendere in blocco tutta la compagnia alla Warner Communications per 28 milioni di dollari nell’ottobre del 1976.

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Compugraph, le foto di Atari

Compugraph

Durante il 1974 Atari attraversava una grave crisi finanziaria e dopo aver monetizzato il successo dei suoi primissimi arcade game era nella condizione di dover ridefinire il suo business e le strategie commerciali. “O si cambia o si chiude” dichiarava Bushnell senza mezzi termini.

Ecco spiegato il fiorire delle filiali all’estero e della “pinball division” che ponevano Atari come produttore di sistemi d’intrattenimento a tutto tondo.

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Centipede il primo videogame con mano femminile

Centipede Atari - cabinet

Com’è ben risaputo, nei primi anni del “videogioco” Atari ha sfornato titoloni di tutto rispetto, acquisendo una certa importanza nel campo.

Tra i tantissimi titoli degni di essere ricordati, sicuramente ve n’è uno forse meno popolare di altri, ma che di certo ha avuto i suoi primati.

Stiamo parlando di Centipede, e siamo nel 1980 quando Atari lo immette sul mercato. Il suo primato? Quello di essere stato il primo (e per l’epoca pressoché unico) videogame al cui sviluppo abbia partecipato una donna.

Per la precisione si tratta di Dona Bailey, che con la collaborazione di E Logg, già programmatore all’Atari e padre di Asteroids, diedero alla luce questo coin-operation. Tra le altre peculiarità del gioco vediamo la prima comparsa di una intelligenza artificiale.

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La vera storia di Breakout

breakout

Era il maggio del 1974 quando un giovane “fricchettone” si presentò alla sede dell’Atari in cerca di lavoro. Al Alcorn lo ricevette e, rimasto impressionato dal suo carisma, gli assegnò il compito di revisionare le schede dei coin-op pagandolo $5 l’ora. Era appena stato assunto Mr. Steven Jobs.

L’Atari pur essendo leader di un mercato emergente che fatturava milioni di dollari, era ancora una compagnia relativamente piccola con circa 40 impiegati e il diciottenne Jobs godeva di una certa libertà d’azione.

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Atari Portfolio in un palmo di mano

Atari Portfolio palmtop

Quando si parla di Atari, solitamente si tende ad associare questo nome al mondo dei videogiochi, visti e considerati i suoi passati storici e la sua attuale presenza in tale campo.

C’è invece chi, magari più ferrato in storia dell’hardware, ricorda anche altre meraviglie tecnologiche sfornate anzitempo dalla casa statunitense. E proprio nello sviluppo di hardware per PC, Atari riserva più di una sorpresa, come questo Portfolio, primo palmtop PC-compatibile.

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Computer Space: “Insert coin to play”

Computer Space

Computer Space, nel suo futuristico cabinet in fibra di vetro dai colori sgargianti, fa ancora la sua gran bella figura e incuriosisce anche chi ignora il valore storico di questo videogame cabinato.

Fu realizzato da Nolan Bushnell e Ted Dabney, i futuri fondatori dell’Atari, e commercializzato nel Novembre del 1971 da Nutting Associates. “Computer Space” non fu soltanto il primo coin-op, fu in assoluto il primo videogioco ad essere venduto, precedendo di qualche mese la console “Odyssey” della Magnavox.

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Il giaguaro si è estinto, ma solo quello dell’Atari

Atari Jaguar

Malgrado l’Atari Jaguar adesso sia un’icona di culto ironica, già durante gli albori fu considerata un tonfo completo a tal punto da convincere l’azienda produttrice a ritirarsi dall’industria dell’hardware.

Rilasciata nel 1993, la Jaguar era la significativa rivale delle console di Sega e Nintendo, ed era considerata una macchina dal punto di vista tecnico superiore a quelle presenti sul mercato.

Infatti l’Atari presentò la Jaguar come la prima console a 64bit (questa affermazione è fortemente criticata dai più esperti videogiocatori) prodotta insieme all’IBM con l’obiettivo di fabbricarla per solo $500 dollari al momento del lancio. Non molto se pensiamo che la PlayStation era stata lanciata ad un prezzo superiore.

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Nostalgia dell’arcade, il ColecoVision

colecovision

Il ColecoVision è l’interpretazione della seconda generazione di console per videogames della Coleco. Utilizzando lo stesso design del Mattel Intellivision montava un processore ZiLOG Z80 a 3.58 MHz e 8bit, slot per l’inserimento cartucce, chip audio Texas Instruments SN76489 e chip grafico Texas Instruments TMS9918 di tutto rispetto (256px X 192px di risoluzione, 32 sprites e 16 colori), riusciva a offrire un’esperienza di gioco in tutto e per tutto simile a quella dei giochi da bar.

La Coleco (fondata nel 1932) inizialmente produceva scarpe e borse di pelle (il nome completo è infatti Connecticut Leather Company). Con l’acquisto nel 1968 della Eagle Toys, che produceva flipper e giochi elettromeccanici, entrò nel mercato dei videogiochi riuscendo a divenire uno dei migliori produttori di console e principale concorrente di Atari.

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